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Terremoto

Le case crollate erano voci

che nessuno aveva il tempo di ascoltare.

Nel buio, la terra si è mossa

come un respiro trattenuto per anni

che all’improvviso si libera.


Tra le pietre disperse

c’era chi chiamava un nome,

chi guardava il vuoto

sapendo che quel vuoto ormai era tutto.


La notte ha raccolto passi lenti,

mani che scavavano senza chiedere,

sguardi che non cercavano spiegazioni

ma un filo, anche sottile,

per restare vivi.


Eppure, in quel silenzio pesante,

qualcosa ha tenuto insieme le persone:

un gesto, una coperta,

la certezza che nessuno si salva da solo.


Ora, quando il vento passa

tra le strade ricostruite,

sembra portare con sé

la memoria di chi non è tornato

e la forza quieta di chi ha ricominciato.


Packy

 
 
 

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