Zanardi
- Packy Thunder

- 5 mag
- Tempo di lettura: 1 min
Certe stelle
non brillano perché il cielo è limpido.
Brillano
perché hanno imparato
a bruciare nel buio.
Lui somigliava a quelle luci
che non chiedono attenzione,
ma finiscono comunque
per guidare i viaggiatori persi.
Aveva fatto pace
con l’idea fragile delle cose:
i giorni che cambiano direzione,
i sogni che si rompono,
la terra che manca all’improvviso sotto i piedi.
Eppure continuava.
Come fanno i fiumi
quando incontrano una montagna:
non si fermano,
imparano un altro percorso.
Non c’era rabbia nel suo passo.
Solo una strana forma di gratitudine.
Come se avesse capito
che essere vivi
non significa restare intatti.
Significa attraversare le crepe
senza lasciare indietro la luce.
Per questo sorrideva spesso.
Non per leggerezza,
ma per coraggio.
Il sorriso era il suo modo
di dire al mondo
che il dolore può entrare nelle ossa,
ma non deve per forza
diventare destino.
E forse era questo
che cercava di insegnare a tutti:
la forza non è vincere contro la tempesta.
La forza
è diventare mare
senza perdere la calma del cielo.
Packy

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