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Zanardi

Certe stelle

non brillano perché il cielo è limpido.


Brillano

perché hanno imparato

a bruciare nel buio.


Lui somigliava a quelle luci

che non chiedono attenzione,

ma finiscono comunque

per guidare i viaggiatori persi.


Aveva fatto pace

con l’idea fragile delle cose:

i giorni che cambiano direzione,

i sogni che si rompono,

la terra che manca all’improvviso sotto i piedi.


Eppure continuava.


Come fanno i fiumi

quando incontrano una montagna:

non si fermano,

imparano un altro percorso.


Non c’era rabbia nel suo passo.

Solo una strana forma di gratitudine.

Come se avesse capito

che essere vivi

non significa restare intatti.


Significa attraversare le crepe

senza lasciare indietro la luce.


Per questo sorrideva spesso.

Non per leggerezza,

ma per coraggio.


Il sorriso era il suo modo

di dire al mondo

che il dolore può entrare nelle ossa,

ma non deve per forza

diventare destino.


E forse era questo

che cercava di insegnare a tutti:


la forza non è vincere contro la tempesta.


La forza

è diventare mare

senza perdere la calma del cielo.


Packy

 
 
 

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