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Parlano i fatti

Non fu il vento a portarmi fin qui,

ma le tempeste.


Quelle che nessuno ha visto,

combattute quando le luci erano spente

e il mondo dormiva,

convinto che tutto fosse semplice.


Ora osservano la vetta

e parlano di fortuna.


Guardano il raccolto,

ma non le mani ferite dalla semina.


Contano i passi dell’arrivo,

ma ignorano i chilometri percorsi

con il cuore pesante

e le tasche vuote.


Le loro parole mi raggiungono

come pietre lanciate nel mare.


Per un attimo fanno rumore,

poi affondano

e l’acqua torna calma.


Ho imparato che certe critiche

non nascono dalla verità,

ma dalla distanza.


Dalla distanza tra chi costruisce

e chi osserva.


Tra chi cade e si rialza

e chi non ha mai avuto il coraggio

di lasciare il punto di partenza.


Per questo non rispondo.


Non per debolezza,

ma perché alcune voci

non meritano una casa nei miei pensieri.


Continuo a camminare.


I fatti parlano una lingua

che l’invidia non comprenderà mai.


E chi ha conosciuto la parte più dura di me,

quella fredda,

silenziosa,

stanca,


forse non ha incontrato il mio peggio.


Ha soltanto raccolto

il riflesso

di ciò che aveva seminato.


Packy

 
 
 

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