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Nonostante tutto

A chi torna a casa

con la polvere del giorno addosso

e il silenzio negli occhi.


A chi piega la schiena

senza piegare la voce.

A chi costruisce cose

che porteranno il nome di altri.


A chi resta sveglio

davanti a una luce fredda,

cercando un senso

tra numeri, carte, attese.


A chi cura ferite

che nessuno vede,

a chi rimette ordine

dove il mondo cade a pezzi.


C’è chi semina cemento,

chi parole,

chi pane,

chi futuro.


E ogni gesto ripetuto

diventa una forma di fede.


Perché il lavoro, certe volte,

non è fatica.

È un modo silenzioso

di dire:

“nonostante tutto,

io resto.”


Packy

 
 
 

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