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Nel grano d’estate

Nel grano d’estate

il vento passa piano,

come se volesse ricordare ogni spiga

prima che il tempo cambi voce.


La luce non trattiene nulla.

Sfiora i campi,

si posa sulle foglie,

accende il mare per un istante

e poi continua il suo cammino.


Anche il sole,

quando sembra immobile,

sta già imparando il tramonto.


Così l’estate

non promette di restare.

Fiorisce senza difendersi,

offre i suoi giorni

con la semplicità dei frutti maturi

che conoscono il momento esatto

in cui lasciarsi cadere.


Forse è per questo

che il suo calore ci raggiunge così in profondità:

perché ogni stagione che sa finire

ci insegna il valore della presenza

senza pronunciare una sola parola.


E quando l’aria cambierà profumo

e le sere diventeranno più corte,

non sarà il ricordo del sole a mancarci,

ma il tempo che avevamo tra le mani

e abbiamo capito soltanto

mentre stava già passando.


Packy

 
 
 

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